Mayra era una bambina di dieci anni che ogni estate trascorreva una settimana di vacanza nell’isola di Tutuila, nel casale dei suoi nonni, sito fuori del centro abitato e circondato da una fitta vegetazione.  La nonna le raccomandava sempre di non oltrepassare il muro di cinta della loro abitazione, ma, un  giorno, la piccola, presa da forte curiosità, decise di scoprire cosa ci fosse al di là della casa. Salutò il gatto Giaky e l’oca Blue che scuotevano a turno la testa per mostrarle il loro disappunto. Il muro non era molto alto e riuscì a scavalcarlo. Nella borsetta aveva un contenitore con pezzetti di anguria profumata e qualche biscotto al miele. Fu subito avvinta dal profondo silenzio della natura del boschetto di bambù, dove uno scoiattolo volante planava di ramo in ramo.  Ad un certo punto vide un essere strano, aggrappato alla fessura di una roccia. Era un pipistrello calabrone dalle orecchie grandi, che viveva solitario con la testa in giù. La roccia era in prossimità di uno stagno e l’animaletto si nutriva di insetti. Per nulla spaventata la bambina esclamò: “Chi sei, come ti chiami?. “Mi chiamo Ethan, anche se gli altri abitanti di questo luogo mi hanno soprannominato grumpy, perché dicono che ho un carattere scontroso. Questa è la mia dimensione, amo addentrarmi in mondi sconosciuti ed abbandonarmi a pensieri profondi e malinconici. Sopravvivo nelle grotte senza uscite e non ho bisogno di occhi per ammirare il mondo, vedo nel buio e di notte mi piace assorbire la luce della luna. Sono fortunato ad essere così piccolo ed a passare inosservato: gli uomini da anni mangiano i pipistrelli volanti delle Marianne e il pipistrello della frutta. Gli umani sono strani, sono più feroci dello sciacallo dorato africano, soprattutto in questo periodo fanno razzie dei nostri corpi nei mercati e nella cucina yewei e poi ci accusano di infettarli con un terribile virus, che fa strage di intere popolazioni. Ho anche un nemico cattivo che si chiama Ninguadala, il condor nero dalla testa priva di piume, che diventa ora gialla ora rosa a seconda del suo umore. Ninguadala un tempo era un folletto, trasformato da una strega in uccello, perché aveva mangiato un fungo di cui si nutriva il suo cardellino”. Mayra capì di trovarsi all’improvviso nel bel mezzo di una fiaba, ricordò di avere con sé il melone e decise di fare merenda insieme a Nathan. Aveva subito provato un’istintiva simpatia verso quel buffo personaggio così triste. “Mangia quest’anguria, caro pipistrellino, ti sentirai meglio assaporando qualcosa di dolce!”, disse con affetto. Nathan si liberò della sua innata ritrosia e si buttò sul cibo con gli aguzzi dentini. Poi continuò a parlare con la bambina, le chiese notizie sulla sua vita, amici, studi. “È stato difficile continuare la scuola a causa della quarantena, abbiamo studiato a distanza, utilizzando il computer, ma sono riuscita comunque a conseguire ottimi voti”. “Che cos’ è il computer?”, chiese Ethan. “È una macchina che permette di comunicare a distanza”, rispose Mayra. “Stranezze che non capirò mai, noi comunichiamo con gli ultrasuoni!”, rispose il pipistrello. Il tempo trascorse veloce ed era ora di tornare a casa. Una cosa era certa: Mayra sarebbe tornata ogni giorno a condividere il suo cibo con Nathan, che ormai riteneva un caro amichetto di cui non avere paura. 

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