In un’epoca come la nostra, contrassegnata da una forte crisi dei valori tradizionali di giustizia, di solidarietà e di fraternità, si è diffuso, quasi come fosse un gioco, l’hate speech.

Non esiste ancora una definizione univoca di hate speech, letteralmente “discorsi di odio”, poiché è in corso un complesso dibattito giuridico inerente il confine esistente fra la libertà di espressione e l’uso della parola, delle immagini o dei video aventi come contenuto l’odio.

Secondo il Consiglio d’Europa, nel fenomeno rientrano quelle “espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di minaccia basate sull’intolleranza – inclusa l’intolleranza espressa dal nazionalismo aggressivo e dall’etnocentrismo –, sulla discriminazione e sull’ostilità verso i minori, i migranti e le persone di origine straniera”.

In generale, quindi, si può considerare discorso di odio qualsiasi espressione violenta o discriminatoria nei confronti di altre persone o gruppi di persone, un fenomeno che oggi dilaga soprattutto grazie ai social network, dove sempre più spesso uomini e donne di ogni fascia di età riversano in rete contenuti aventi ad oggetto l’avversione in tutte le sue forme.

Tale fenomeno aberrante riguarda non solo gli adulti, ma colpisce spesso soggetti minorenni ed adolescenti che postano in rete non solo il proprio astio, ma si spendono nell’incitare gli altri a condividere il proprio livore, come se il senso della vita risiedesse nell’odio stesso verso il prossimo.

Ebbene, diversamente da quanto purtroppo accade, il senso della vita risiede nell’amore per il prossimo, un amore che dobbiamo incitare attraverso un fenomeno opposto che è possibile nominare come “Love speech”.

Un incitamento fatto di parole, espressioni ed elementi non verbali col fine di esprimere e diffondere amore e tolleranza verso tutti, in particolare verso le persone più deboli accomunate da etnia, orientamento sessuale o religioso, disabilità, appartenenza culturale o sociale e via dicendo.

Ciascuno, nel suo piccolo, può contribuire a seminare su questa terra un piccolo granello di senape: un granello di amore. Ma prima di iniziare è necessario arare un terreno inaridito dall’indifferenza, innaffiandolo con l’empatia, cioè la capacita di immedesimarsi, di mettersi nei panni del prossimo comprendendone le emozioni.

In questa maniera si diventa come piccoli ponti che uniscono le persone, in un periodo pieno di muri che separano, di barriere pericolose che impediscono di dialogare attraverso il linguaggio della pace.

Se iniziassimo a insistere sugli elementi positivi comuni, ci renderemmo conto di quante cose ci accomunano, a prescindere dalle nostre diversità. Solo così, potremo instaurare un dialogo costruttivo volto alla costruzione di relazioni sane e positive. Facciamolo tutti, incitiamo all’amore verso il prossimo!

16.12.2020

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