Prima Pagina

Nel nome di Totò il riscatto dei quartieri spagnoli

In questo numero ho avuto la possibilità di compiacermi due volte del ben fare di Napoli: se fa da sé, fa per tanti e mostra il suo vero volto. Mi riferisco a un’iniziativa di lavoro produttivo, che figura in un’altra nota, in queste pagine, e ad una iniziativa che mira a “sovvertire” la condizione dei Quartier Spagnoli: da “pittoreschi”, assurgono alla dignità civile, bramata e meritata dal popolo di quei vicoli ricchi di storia.

Gli scugnizzi dei Quartieri, addo ‘o sole se vede, hanno deciso di trasformare gli spazi in museo all’aperto. Hanno cominciato dalla Via Porta Carrese, dedicando un intero vicolo ad Antonio de Curtis con murales che ne ricordano i salienti caratteri scenici.

Hanno scelto Totò come riferimento di miseria evoluta a nobiltà, conquistata con la personale volitiva genialità creativa, da cui è venuta fuori la celebrità dell’Uomo che inventa se stesso e rivendica anche la nobiltà dei natali.

Insomma i Quartieri si sono mossi per la loro rinascita, prendendo a modello Totò, che con genialità e tenacia emerge dall’anonimato degli emarginati dei dedali della “Sanità” e conquista la celebrità che lo fa Principe del sorriso, prima ancora che nobiluomo per sangue ereditato. Totò sa valersi dell’arte scenica, improntata da una particolare comicità che impegna a riflettere sulla dignità d’essere Uomini d’impegno etico, vivendo egli stesso all’altezza del casato fermamente voluto e difeso con la consapevolezza di chi assume la superbiam quaesitam meritis, che è sostanza verificabile e non apparenza. Totò è riferimento forte, esemplare, che, per elezione culturale, non dimentica i diseredati, mentre contesta i supponenti, i superbi, le dittature che schiavizzano a destra, a sinistra, al centro, se il dogma s’impone e non consente di pensare in libertà.

Un Vicolo dei Quartieri, quindi, è stato dedicato all’artista geniale inventore di trovate che suscitano la risata e il sorriso riflessivo, attestando l’indocilità ai copioni  anche di grandi autori e registi. Per il riscatto dei Quartieri, Totò è riferimento esemplare: in lui convivono la nobiltà dell’animo e quella del casato. Si fa quindi interprete delle necessità dei minimi che soggiacciono alla prepotenza gratuita.  Quei suoi “ma mi faccia il piacere” continuano ad essere disarmanti come quel suo essere burattino autoregolato, libero dal burattinaio che  impone voce e gesti al marchingegno che mima gli eroi dei cantastorie.

Il riscatto del vicolo procede dalla solarità esemplare di un modello di Maestro di civiltà che non si abbassa per duolo e non s’erge per orgoglio. Totò è tra i più sensibili interpreti del pensiero del Parini che, fingendo di tessere le lodi della nobiltà, intesa come pompa esteriore omologata nelle ripetitività di comportamenti non sempre lodevoli, tralignava dai meritati onori degli avi, diventati, nei ritratti, arredi d’arte nelle cornici rievocative. Pariniano è il Dialogo Della Nobiltà e, da quello, la notissima ‘A Livella di Antonio de Curtis approda alla nostra sagace e cromatica lingua napoletana, evidenziando che lo sberleffo e il dileggio, possono far sentire il peso della derisione. Se poi neppure quella è dissuasiva, va seguita da un più efficace impegno: è tempo di far pulizia ricorrendo al manico della scopa. Nella finzione scenica Totò se n’è servito come strumento esemplarmente persuasivo contro i vessatori e i prepotenti, usi a incutere terrore con la boria del comando e la vanteria guappesca.

Totò insegna a resistere, focalizza i caratteri, palesa il malcostume e non decade mai nel sentimentalismo, perché sa bene che l’emozione è un moto transitorio: ci pervade e passa, mentre il sentimento impegna cuore e cervello. Produce infatti effettiva consapevolezza e determina la consistenza dell’uomo che si fa maestro d’umanità. Gli scugnizzi sono illuminati dal guizzo geniale che viene dal lungo esercizio generazionale della resistenza permanentemente in atto. Hanno scelto come maestro Totò, in primis, per poi dare in avvenire testimonianza di un teatro scenico  che ci farà ritrovare, in aperta ribalta, i grandi artisti napoletani, testimoni nel mondo dei valori della loro amata Città.

Ornella Romano

Potrebbe piacerti...