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“Le voci di dentro”: il teatro permanente nel Carcere di Secondigliano

Il Teatro è salutare e fa bene all’anima. È un’arte che permette di guardarsi dentro ed esplorare i lati più nascosti della propria personalità.

In tal senso, per il suo essere un importante strumento educativo, oltre che un efficace mezzo di comunicazione e relazione, può assumere un ruolo fondamentale per la crescita della persona, specie se intrapresa nel periodo dell’infanzia o dell’adolescenza.

Allo stesso tempo, quest’antica e profonda attività, può rappresentare, un’occasione, un’ancora di salvezza, un modo per riscattarsi e per ri-nascere.

Ciò è quanto avviene nel Carcere di Secondigliano grazie al laboratorio teatrale permanente “Le voci di dentro”, promosso ed organizzato, dal 2017, dagli artisti Luca di Tommaso, coordinatore e direttore teatrale, Monica Pinto, direttrice musicale e Guido Primicile Carafa, co – direttore artistico i quali, nel raccontare il proprio intento progettuale, hanno affermato: “Il teatro allena a sognare, immaginare, liberare la propria creatività, ascoltare i compagni di scena e quindi i compagni di vita, dentro e fuori. Il teatro insegna che un mondo di gentilezza e di sostegno reciproco è possibile. Insegna che la vita è un gioco, ma un gioco molto serio, che vale la pena di essere vissuto, nel rispetto di regole condivise. Il teatro è un luogo franco, uno spazio di libertà. Anche se chiusi fra quattro mura, recitando ci si può proiettare lontanissimo, ci si può reinventare nelle vite di altre persone, personaggi, realtà fantastiche, ma concreti veicoli di maturazione emotiva e riflessione critica sui propri vissuti. Se la missione dell’istituzione penitenziaria non è soltanto quella di escludere, recludere, rimuovere, se la sua missione è quella di rinnovare energie umane mai completamente corrotte, nel tentativo di reincludere, reintegrare; se tutto questo è vero, il teatro è uno strumento cui non si può rinunciare.”

Le voci di dentro”è un progetto che ha  ottenuto la partecipazione di decine di detenuti dei vari reparti e che ha visto la realizzazione, presso l’Istituto penitenziario di Secondigliano “P. Mandato”, di numerosi spettacoli tra cui “Io ho un sogno” e “Io non ci casco”, scritti ed interpretati dagli stessi detenuti del reparto Adriatico.  

In ultimo, nella mattinata del 21 giugno, si è tenuto lo spettacolo “Viviani poesie e canzoni”, una rappresentazione volta ad omaggiare l’opera di Raffaele Viviani, lo Scugnizzo per antonomasia che ha rappresentato e raccontato i personaggi e le storie che costituiscono, oggi, la nostra storia ed, ancor di più, la nostra tradizione. Gli allievi – attori, grazie alla loro naturale teatralità, oltre alle tecniche recitative e vocali acquisite nell’ambito del laboratorio, hanno trasmesso a tutto il pubblico presente un’energia dirompente ed una grande voglia di riscatto. Uno spettacolo travolgente e allo stesso tempo commovente. Un’emozione forte da parte di tutti: quella di vedere traspirare dagli occhi di chi si è fermato, perché caduto in errore, la voglia di ricominciare, partendo dalla propria “voce di dentro”.  

Un esempio, quello degli artisti – docenti del laboratorio, di concreto sostegno per l’altro, nell’ottica della reintegrazione di quest’ultimo nel tessuto sociale.

Un’impresa tanto ardua quanto lodevole, cui, come cittadini partenopei, daremo sempre il nostro Buongiorno.

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