Arte

Terrae Motus 40 anni: il riallestimento alla Reggia di Caserta. L’arte che risveglia lo spirito e la volontà di cambiamento

È in corso un sisma culturale in Campania che da Napoli raggiunge e si connette al Palazzo Reale di Caserta dove, dal 1994,  viene ospitata la Collezione Terrae Motus, ideata dal gallerista napoletano Lucio Amelio per reagire al terremoto del 23 novembre 1980 che devastò Campania e Basilicata.

In una delicata fase di uscita dalla crisi generata dal Covid, ci sentiamo tutti feriti ed, in un’ottica di ripresa, la Reggia di Caserta riallestisce la citata collezione di arte attraverso un’operazione di dialogo permanente fra le opere di arte moderna ed i suoi ambienti antichi, nell’ambito di un vasto progetto che mira  a far diventare la Reggia un polo permanete per l’espressione di nuovi linguaggi artistici.

La collezione Terrae Motus venne definita da Amelio come una macchina per creare un terremoto continuo dell’anima e le 72 opere raccolte sono un esempio di come si può reagire ai momenti difficili. Il terremoto culturale di Caserta è, senza dubbio una reazione culturale costruttiva al difficile periodo di uscita dalla pandemia, affinché questa esperienza collettiva negativa possa diventare un’opportunità per risvegliare il pensiero critico del pubblico. È un terremoto costruttivo, frutto di un intervento economico e culturale importati dello Stato, che valorizza non solo gli spazi interni della Reggia di Caserta ma anche i fantastici giardini, come spazi creativi per i nuovi artisti, riscoprendo quell’antico ruolo che la Reggia aveva ai tempi di Carlo di Borbone: un luogo in cui si potesse esprimere l’arte contemporanea, come fu per lo stesso architetto Luigi Vanvitelli, ideatore della residenza reale dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Un piano imponente, frutto di investimenti statali importanti, che estende gli spazi espositivi, li apre alle nuove forme di linguaggio artistico e li connette non solo alla realtà culturale di Napoli ma a quel respiro internazionale che Lucio Amelio portò in Campania dopo aver esposto la collezione in giro per il mondo, da Boston a Parigi, alla Campani, quando, nel 1993, la collezione venne donata alla Reggia di Caserta, con opere come Fate Presto di Andy Warhol, Senza Titolo di Keith Haring, West-Go Ho (Glut) di Robert Rauschenberg, Terremoto in Palazzo di Joseph Beuys, L’altra figura di Giulio Paolini.

in particolare, entrando nella vasta ed imponente Sala del Trono, si potranno osservare un mucchio di pietre laviche dentro un cerchio, e guardandolo con attenzione, è possibile notare che l’opera è stata collocata in direzione del Vesuvio. L’opera, dal titolo Vesuve Circle, di Richard Long, rappresenta secondo la critica ufficiale, la considerazione dell’uomo come parte dell’universo, nel suo rapporto con la natura e nel rifiuto della tecnologia. Una riflessione effettuata dall’artista, nel corso di un camminata lungo il Vesuvio, che lo ha portato a raccogliere l’elemento naturale delle pietre disposte, poi, nell’ordine della forma del cerchio, inteso come equilibrio.

L’arte moderna ha il fascino di evocare nello spettatore sensazioni sempre nuove. Forse oggi Vesuve Circle, collocata nella sala del Trono, guardando il Vesuvio, può assumere un significato più profondo: quello di un potere umano che deve essere più rispettoso degli equilibri naturali. E ciascuno di noi può vedere sè stesso in quel mucchio di pietre, pietre di scarto che vengono dal Vesuvio e che unite diventano un’opera d’arte.

Risuona allora il messaggio universale di Andy Warhol, quel Fate Presto come un invito a non perdere più tempo, ad attivare il pensiero critico per comprendere gli eventi che attraversano la nostra vita, attivandosi per trasformare in energia positiva anche i momenti difficili che conseguono alle grandi negatività: 40 anni fa il terremoto, oggi il Covid, da decenni l’inquinamento ambientale.

Terrae Motus 40 anni è una mostra da non perdere; è l’inizio di un percorso di valorizzazione artistica non solo della Reggia, ma di tutta Caserta che guarda al futuro con uno slancio creativo in cui l’arte può diventare uno degli strumenti di rinascita di un luogo, di una città e di tutte le persone che la visiteranno: una mostra che può aiutare a ricostruire sè stessi per ricostruire il mondo.

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