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Economia circolare e concetto di riutilizzo: Fiera del baratto e dell’usato – 50esima edizione: Napoli 26 – 27 Novembre 2022

Ritorna la Fiera del baratto e dell’usato, presso la Mostra d’Oltremare di Napoli il giorno 26 e 27 Novembre 2022, giunta ormai alla sua 50esima edizione a testimonianza di un evento che attrae sempre più partecipanti, sia come ospiti che come espositori e che, in tempo di crisi ed in prossimità del Natale, diventa il luogo ideale per stare insieme in allegria e trovare i regali di natale, per iniziare a guardare le cose con una nuova visione la cui bellezza concilia perfettamente le esigenze dell’ambiente con le esigenze economiche della società, in un nuovo equilibrio uomo-natura che riscopre il valore della tradizione del passato e lo proietta verso il futuro in chiave moderna, in un’ottica di economia circolare.

La bellezza della fiera del baratto e dell’usato risiede in quella complessità semplice che hanno eventi che sono in realtà molto più di ciò che appaiono. Un luogo dall’atmosfera gioiosa in cui  persone di ogni età si incontrano e dialogano, fra le mani un oggetto che ha una storia, ed intorno al quale hanno lavorato persone e che è stato utilizzato dai consumatori dell’epoca. Maneggiando gli oggetti si entra in una percezione degli stessi che fa riflettere, non solo sull’oggetto, ma sulla possibilità di un dialogo fra persone che magari non hanno apparentemente nulla in comune ma che davanti ad un oggetto che li fa incontrare, che si tratti di un vecchio disco di un cantante famoso, di un fumetto, o di una t-shirt anni ’80 scoprono che al di la delle diversità c’è sempre qualcosa che li unisce. Può trattarsi della musica, dell’arte del fumetto, oppure della moda, con tutte le loro interconnessioni complesse per cui alla fine si vive un’atmosfera rilassata in cui le persone dialogano, si incontrano, stanno insieme, ed infine comprano oppure barattano, cioè scambiano i beni laddove il denaro non è al centro della visione economica, ma al centro risiede sia la funzione delle cose che quel valore personale che ciascuno attribuisce a ciascun bene che non sia di prima necessità. Questo porta non solo all’ incontro e al dialogo, ma anche ad una nuova percezione in cui quella cosa alla quale non si attribuiva valore in realtà non solo ha ancora valore, ma addirittura ha sempre valore.

Si apprende che il rifiuto non esiste in natura e che tutto può essere o riusato diverse volte, o riutilizzato con la stessa funzione o con una funzione diversa e che nulla si scarta, perché lo scarto si può riciclare in modo anche creativo dando spazio a tutti, dagli anziani che conoscono gli antichi saperi, ai giovani che conoscono i nuovi saperi, creando una serie di ponti che uniti creano un acquedotto di scambi di conoscenze, contatti ed idee. Si osservano le cose in modo complesso, nella loro vita storica, scoprendo prodotti che un tempo avevano un design innovativo, talvolta lo stesso prodotto modificato nel tempo per ottimizzarne o la durata, la cosiddetta obsolescenza, cioè la resistenza non solo all’usura materiale nel tempo ma anche a quella dovuta ai cambiamenti del gusto e quindi della moda e delle tendenze, che diventano ulteriori spunti di incontro, dialogo, e scambio che moltiplicano di volta in volta il valore della cosa che quindi viene venduta o barattata.

Talvolta si dice che tali manifestazioni siano un volano per il territorio, quando a parere di chi scrive si tratta di un vero e proprio moltiplicatore di resilienza territoriale, poiché ha una meccanica nella quale la manifestazione non solo attrae ed offre occasioni ma contemporaneamente le moltiplica sul territorio in modo stabile esaltando la cultura a 360° intesa come tesoro di conoscenze antiche e moderne che, opportunamente organizzate in modo strategico, possono valorizzare il territorio portando ad un cambiamento dello stesso che crea benessere culturale, economico e sociale diffuso con una partecipazione attiva dal basso che di per sé stessa è una forma di partecipazione democratica che unisce le persone nelle diversità nella cura del territorio come bene comune.

Il grande afflusso di persone, la loro partecipazione e fidelizzazione alla manifestazione è il risultato dell’applicazione del concetto per cui in natura il rifiuto non esiste e tutto viene riutilizzato o in temine di riuso o di riutilizzo che stimola le capacità creative, e lo scarto come concetto scompare nel momento in cui, già ridotto al minimo, viene riciclato, e quindi torna ad avere valore come materia prima.  Questo concetto deriva dalla scienza “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” di Antoine-Laurent de Lavoisier, e se applicato all’essere umano ha degli splendidi risvolti umanistici, poiché se in natura il rifiuto e lo scarto non esistono, allora essendo l’uomo parte della natura, nessun uomo è un rifiuto o uno scarto della società. E questo concetto si vede bene andando alla fiera del baratto e dell’usato, dove si trovano presso gli stand non solo i giovani ma anche persone anziane, ad esempio collezionisti dei più disparati oggetti e quindi della storia delle conoscenze ad essi collegata. Faccio degli esempi simili a quelli  vissuti alla mostra inerenti a partire da un oggetto che tutti noi abbiamo in tasca e una delle più grandi tecnologie e forme artistiche espresse dall’uomo: la moneta.

Osservare un bambino che dialoga con un anziano sul dritto e sul rovescio di una moneta antica del Regno di Napoli non solo per il valore economico ma per il valore storico e culturale della stessa, e sentire l’anziano dire al bambino che secoli prima un altro bambino maneggiava quell’oggetto per comprare una palla e giocare con gli amici nel Regno di Napoli, cosi come vedere un manager in giacca e cravatta e scoprire che un tempo era un metallaro e vederlo scambiare un vinile di un noto gruppo musicale, oppure vedere una ragazzina incantata dalle cuciture di un vecchio abito ascoltare una signora che faceva la sarta e spiegarle le diverse tecniche di cucito che può usare per modificarlo, fa comprendere il valore storico e culturale della manifestazione arrivata alla sua 50esima edizione con una forte fidelizzazione dovuta al fatto che offre una forma di acquisto che definisco “shopping umanistico green” che non solo è lento, ma crea interessi e relazioni come base di nuove conoscenze, competenze e capacità con un importante consapevolezza delle proprie skills e di quelle nascoste che sono ricercate come valore aggiunto nel mercato del lavoro.

Uno shopping umanistico green, lento e piacevole, basato sul riutilizzo, che ottimizza i rendimenti e fidelizza le persone non sulla base del mero meccanismo del miglior prezzo, ma sulla base del meccanismo di percezione del valore delle cose non solo in termini economici ma in termini molto più vasti, laddove ciò che per noi è un rifiuto o un oggetto di scarto per un altro diventa una grande risorsa, con una valorizzazione del bene che passa da un valore negativo, poiché il rifiuto è un costo personale e collettivo in termini di spreco di denaro, tempo e risorse, ad un valore positivo e quindi genera il miracolo di tramutare il rifiuto in oro, il tutto non distruggendo ma tutelando l’ambiente, moltiplicando quindi non solo i profitti ma anche la tutela dell’ambiente ed il recupero delle materie prime. Questa à la base dell’economia circolare che costituisce il modello economico del futuro che massimizza i rendimenti sul lungo termine, ridistribuendo il reddito in modo equo e solidale a vantaggio di tutti e difende l’ambiente recuperando le materie prime.

Il concetto base di tale economia, il riutilizzo, è la base della fiera del baratto e dell’usato non solo da un punto di vista economico ma culturale, una nuova visione economica in cui non solo nessun oggetto ma nessuna persona è uno scarto o un rifiuto poiché tutto ha sempre un valore: un valore intrinseco, una dignità in quanto creato.

24.11.2022

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