Sui sentieri di Sofia. I bambini non sanno di sapere

Intervista ad Olimpia Ammendola –

Sui sentieri di Sofia. I bambini non sanno di sapere, questo il titolo dell’ultimo libro della Prof.ssa. Olimpia Ammendola. Un testo innovativo, centrato sulla funzione pedagogica della filosofia. Un percorso volto a far emergere i tanti “colori” che contraddistinguono l’essere umano nella sua integrità.

I bambini non sanno di sapere: questo il motto del suo ultimo libro. Ci spieghi meglio cosa intende con questa affermazione.                                                                                                             Chi ha avuto l’esperienza di insegnare ai bambini o comunque chi ha avuto modo di conoscere il mondo dei bambini sa bene che essi, molto presto, pongono domande che a noi appaiono ingenue ma che in realtà sono esistenziali, metafisiche o ancora, filosofiche perché richiedono risposte complesse. Cosa c’è dopo la morte? Perché la luna non cade? Gli animali soffrono? A volte accade che gli stessi bambini danno la risposta e la loro risposta rivela il modo in cui essi interpretano il mondo. Spesso gli adulti restano affascinati dall’interpretazione infantile perché quasi sempre rappresenta una rottura di schemi o un andare al di là del già noto, dell’ovvio, di ciò che è dato per scontato. I bambini mettono seriamente in discussione convinzioni con cui credevamo di aver fatto i conti una volta per tutte. Chi ha a che fare con i bambini sa che la tensione teoretica non ha età. Epicuro ci dice, nella lettera a Meneceo, che chi afferma che è troppo giovane o troppo vecchio per fare filosofia è come se dicesse che si è troppo giovani o troppo vecchi per la felicità. Per il filosofo dell’età ellenistica la filosofia è educazione alla felicità e non esiste un’età per essere felici.

Cosa occorre per educare alla felicità?                                                                                         Oggi educare alla felicità richiede innanzitutto educare a comprendere l’orizzonte di senso in cui siamo immersi perché la civiltà della televisione, con la sua comunicazione massificante, ha atrofizzato il pensiero critico al punto che siamo ormai in presenza di  un individuo che ha ridotto le potenzialità dell’emisfero preposto alla logica. E allora questa situazione reclama con forza che la filosofia riprenda la sua funzione di educazione al dubbio ma e soprattutto quella funzione arcontica di cui parlava Husserl nella conferenza sulla “crisi delle scienze europee” perché oggi più che mai, nell’epoca della globalizzazione, del trionfo della tecnica e della ragione strumentale, la filosofia deve stimolarci a chiederci non soltanto il come delle cose ma anche il perché.

Quale considerazione ha, quindi, del progresso tecnologico, nell’ambito della formazione e della crescita dei nostri giovani?                                                                                                                       Il progresso, lo sviluppo della tecnica, hanno migliorato tanti aspetti della nostra esistenza, ma sicuramente non ci offrono un orientamento di senso, non ci aiutano a cogliere l’unità del tutto, nè a comprendere cosa è bene e cosa e male. I bambini quando chiedono il perché delle cose in realtà stanno ponendo una domanda di senso. Oggi i bambini, diversamente da quelli di ieri, hanno molte più informazioni di una volta, ma all’estensione del loro sapere non corrisponde altrettanta profondità perché il loro è un sapere orizzontale, spezzettato, frammentario, privo di organicità. È  come se avessero tante tessere di un mosaico senza però riuscire a comprenderne il disegno unitario.

Che ruolo dovrebbe avere, invece, la filosofia nel mondo dei bambini?                                     Ebbene, la filosofia aiuta i bambini a ricostruire il disegno perché come diceva Karl Popper: “È forse vero che la storia non ha un senso ma è anche vero che noi glielo possiamo dare e di una cosa possiamo esser certi: che l’uomo, da sempre, cerca di dare un senso alla propria vicenda”. È  tempo quindi che la filosofia riprenda il suo ruolo ed che si smetta di pensare ad essa  come ad un sapere elitario, aristocratico, troppo astratto per poter essere accessibile a tutti. E tempo che la filosofia, sin dalla scuola Primaria, abbia un posto nell’insegnamento essendo ormai chiaro alla ricerca psico-pedagogica che la teoria secondo la quale l’evoluzione psicologica del bambini fosse progressiva e lineare è superata. Lo sviluppo del bambino  è piuttosto a salti, contrassegnato più da discontinuità che da continuità e pertanto il pensiero astratto non è una conquista che si ha da una certa età in poi come voleva la ricerca piagettiana. I bambini si aprono alla meraviglia molto presto, guardano il cielo stellato e si chiedono il perché delle stelle, perché alcune sono più piccole di altre, quante ne sono e noi sappiamo che la meraviglia è la madre della filosofia che è la madre di tutte le scienze. Credo, dunque, che, in un momento in cui la comunicazione sembra essersi ingessata in canali prestabiliti, in un momento in cui la televisione, con i suoi quiz, insegna che esiste una e una sola risposta, in cui i modelli prevalenti inducono ad accettare tutto ciò che è scontato per evitare la fatica del pensiero, introdurre l’insegnamento della filosofia già dai primi anni della scuola primaria può rappresentare un elemento dirompente di una situazione connotata da un grande senso di appiattimento e di vuoto.

Come nasce la copertina del suo libro?                                                                                                     La copertina del mio libro è stata disegnata da un bambino di 12 anni e raffigura un bimbo di spalle che guarda il cielo stellato e riflette sul cielo stellato. Questo bambino, che si chiama Raffaele, ha dato un contributo enorme al successo di questo libro e io gli debbo molto. Nessuno gli ha detto cosa dovesse disegnare, ha letto il manoscritto e ha prodotto questo disegno. È la dimostrazione che i bambini non hanno bisogno di chissà quali sollecitazioni per elaborare idee, percorsi, progetti. In fondo Rodari ci  ha insegnato che un sasso lanciato in uno stagno produce cerchi concentrici sempre più ampi. E così le parole, le idee lanciate ad un bambino sono capaci di generare spazi a volte non definiti, non precisi ma forse proprio per questo, fortemente produttivi.

Attualmente, dove insegna filosofia ai bambini?                                                                           Sto insegnando filosofia in una classe terza e in una classe quinta classe del 72° Circolo Didattico, scuola diretta dalla dott. Elena Gregorio a Pianura, un quartiere fortemente degradato, venuto alla ribalta un paio di anni fa per il problema dei rifiuti. I bambini stanno non solo partecipando con grande attenzione e passione ma stanno producendo testi, disegni e per giugno stanno preparando una drammatizzazione che ripercorre tutta la storia della filosofia. Nel testo che propongo tento di delineare una storia della filosofia in quanto ritengo che, anche se le problematiche filosofiche siano meta temporali, pur tuttavia è necessario conoscere come i problemi sono stati affrontati nel corso del tempo per capire che se il filosofare appartiene alle strutture profonde dell’essere di ogni tempo, ogni filosofia è figlia del suo tempo. Ho cercato di porgere la filosofia in maniera semplice, utilizzando storielle, aneddoti, giochi ma mi sono costantemente sforzata di non banalizzare il discorso filosofico. È sempre presente il timore infatti che la divulgazione di un sapere possa produrre la banalizzazione di quel sapere, la cosiddetta vulgata. Ho cercato di evitare questo rischio anche perché ritengo che non renderemmo un buon servigio a nessuno se banalizzassimo ciò che strutturalmente combatte la banalità. Voglio precisare inoltre che la filosofia insegnata ai bambini non deve essere un altro progetto che si aggiunge ai tanti: essa può essere parte integrante del curricolo ordinario. A pianura i bambini hanno studiato filosofia durante le ore diurne. È stata una grande sfida. Chiederemo ai bambini se ne è valsa la pena. E il giudizio dei bambini, si sa, non conosce mediazioni di sorta, né infingimenti. 

Ringrazio la prof.ssa Ammendola per questa interessante intervista complimentandomi con lei per l’importanza e la profondità del suo operato pedagogico. Consiglio a tutti i docenti della scuola Primaria la lettura di questo libro, rivolto ai più piccoli ed alla loro naturale curiosità ed innata apertura di pensiero.

18.06.2021

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