Siamo saturi di ultime notizie, ultimi dati, ultimi dibattiti, ultimi conti ultime restrizioni, ultime curve e ultimi scontri; colmi di timori e dubbi procediamo cauti nel labirinto di un anno che ormai volge al termine. Al Natale manca ancora più di un mese, ma lo scorso venerdì, prima della chiusura totale, sembrava la Vigilia per l’assalto allo shopping dell’ultimo minuto. Il Papa ha espresso il suo dissenso verso questi atteggiamenti consumistici in tale momento di gravità: sarebbe stata più misericordiosa e saggia una corsa al dare piuttosto che al comprare. Come non condividere questo pensiero? L’animo, che racchiude proprio il significato di tutto ciò che è impalpabile, invisibile, ma così denso di emozioni e significati fondamentali affinché la vita possa essere considerata piena e degna di manifestarsi e svolgersi, dovrebbe risaltare maggiormente in primo piano. Non c’è modo migliore di rintracciare e curare questo spirito se non ristabilendo contatti con il senso del sacro creando punti d’incontro tra la propria interiorità, fatta di solitudini e coscienza, e l’eco del significato che ci ritorna dal mistero della vita. Il camminare sarebbe già un’ottima ispirazione, basta allontanarsi di poco dal centro urbano e raggiungere magari un piccolo fazzoletto di terra in periferia, riscoprendo così nell’autunno ambrato, odori, colori, fumo di sterpaglie, nugoli d’insetti per l’aria dei vividi mosti del vino che sarà, essenze di cortecce di tronchi potati, le zolle smosse dalla pioggia e dalle mani. E se proprio non si potesse raggiungere nemmeno una manciata di fili d’erba, si potrebbe tentare di evocare questa visione sollevando lo sguardo verso una porzione di cielo. Così, lontani da divieti e decreti -magari in un innocuo strappo alla regola- riscoprire il soffio della natura e soprattutto il nostro respiro: in un attimo di pausa concedersi il lusso di inspirare ed espirare liberamente.

Il senso dell’olfatto così mortificato perché l’effluvio di energia –in questo interscambio a vari livelli prossemici, prima gestiti disinvoltamente sul piano sociale e affettivo– ora è identificato come droplet in propagazione rischiosa. Sappiamo bene di cosa si tratta, ma in questa passeggiata reale o immaginaria però cercheremo di non pensare alla condizione che ci attanaglia: siamo saturi e abbiamo bisogno di una pausa ristoratrice. Proviamo ad usare la mente e le parole perché possano sostituire corpo in movimento, abbracci e presenze fisiche: si frantumeranno, così, le parole vuote e inadeguate dei politici, le voci ridondanti dei media che mostrano una realtà allarmante in stridente contrasto con le pubblicità che loro stesse trasmettono, le quali propongono una libertà idilliaca, espressione di un mondo ingolfato in paradossi e menzogne. E proprio nel momento più buio confidiamo in una scienza onesta e scevra da interessi che lavora per la salvezza dell’umanità; ma, d’altro canto, sentiamo l’urgente bisogno di un nuovo e forte senso di spiritualità vicina al senso profondo del respiro come soffio vitale.

  La vita inizia con un soffio – il primo vagito- e l’accompagna fino alla fine, l’ultimo respiro, tanto che la vita stessa è associata al respiro e al soffio vitale. Nella tradizione cristiana, Dio crea l’uomo soffiando nelle sue narici donandogli vita; così il personale medico cerca disperatamente di insufflare ossigeno nei polmoni per riacciuffare quella stessa vita che sfugge alle cure. La nostra psyché -soffio, respiro e spirito- respira nel corpo e nell’anima, i nostri polmoni si muovono in armonia con i polmoni della Terra cioè delle grandi foreste che producono ossigeno. È una lotta tra due entità invisibili: da un lato il virus malefico e dall’altra il respiro, il pneuma connesso al principio originario, l’archè: vita impalpabile ed invisibile.

Dove attingere ricchezza, quella spiritualità che non si acquista al supermercato e che raramente la si individua nei pochi e rari rapporti umani rimasti – se non attraverso la lentezza della contemplazione e osservazione di significati profondi dell’essere, al di là di ogni specifica fede?

Solo obbligandoci e prodigandoci in una pratica più mistica ed intimistica ci riapproprieremo di quella voce che ci consentirà di rivendicare i nostri stessi desideri e diritti nella società che aspetta un cambiamento; sperando in un ribaltamento da globalismi a localismi, per realizzare e trovare una dimensione di vita più sana e completa nella zona dove si vive non solo in regime da zona rossa.

04.12.2020

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